Dark Light

È davvero tanto tempo che non scrivo per il piacere di scrivere.
Una volta mi capitava spesso. Sia da ragazzo che nei primi anni di carriera, quando il pendolarismo spinto via treno mi consentiva di avere molto tempo per riflettere, era mia abitudine scrivere.

Cosa? Non è mai stato importante. Potevano essere racconti, potevano essere considerazioni su un gioco online o anche semplicemente un diario, l’importante era il piacere di scrivere.

Già perché per me, mettermi seduto, pensare una frase e vederla comparire sul foglio o sullo schermo, è già piacevole.
L’argomento è secondario, quello che conta è vedere comparire le parole davanti a me.

Un foglio pieno è qualcosa di davvero bello per me. Anche uno schermo, ma meno. Il piacere di scrivere è un valore intrinseco, non ha a che vedere con cosa si riesce a produrre, né sulla sua qualità; spesso ha a che fare con la quantità.

Un quaderno bello pieno è già un piacere.

Taccuino scritto
bellissimo.

Per questo trovo sempre molto difficile rileggere quello che scrivo, perché spesso sono cose veramente noiose.
Ma non è importante, l’importante è il piacere di scrivere.

Ad esempio ho già scritto una buona quantità di parole senza praticamente dire nulla, se non che mi piace scrivere.
Ma solitamente, arrivato ad un certo punto, avverto la responsabilità di dover pur parlare di qualcosa, di centrare un argomento o di mettere su carta qualcosa di realmente intelligente.
Il guaio è che per scrivere qualcosa di intelligente, bisogna in prima istanza immaginare qualcosa di intelligente da scrivere.

Questo è il problema.

È così difficile e faticoso trovare un argomento, che spesso la soluzione è rivolgersi a qualcosa scritto da qualcun altro.
Una notizia, un libro, un racconto. Quello potrebbe essere lo spunto per mettersi a scrivere qualcosa di sensato.
Il guaio è che mi sono reso conto che non riesco a provare lo stesso piacere se prima di scrivere mi metto a leggere.

Non solo.

Purtroppo da ormai molti anni a questa parte, con l’arrivo dei social network, si ha potenzialmente da leggere per sempre, perdendo poi il tempo per scrivere.
Ora non voglio fare l’anziano che se la prende con i social e gli attribuisce la responsabilità di ogni male, anzi.
Confesso di essere stato uno dei primi ad adottare i social in Italia, nel lontano 2008, ne ero entusiasta, non lo rinnego e penso che potenzialmente siano uno strumento formidabile.

Il problema è che anche l’accetta è uno strumento formidabile, ma se la dai in mano a Jack Torrance ottieni Shining.
Metti un social in mano a me e quello che ottieni è una sorta di ameba in grado di muovere solo il pollice per scrollare in basso. Cosa curiosa visto che le amebe non hanno pollici.
So che il problema non è solo mio, che siamo in tanti in queste condizioni, ma la cosa non mi consola affatto.

Jack torrance gif
Vediamo l’ultimo post di Lerciooooooo

Il punto è che se passo un’ora a muovere il pollice, non sto scrivendo e quindi non sto provando il piacere di scrivere.
Per me è un grosso problema.
Ho provato negli anni a limitarmi, ma non sono gran ché a limitare me stesso. Se su un piatto ci sono due brioche io ne mangio due, se ce ne sono tre, allora tre.
Qualcuno deve mettercene solo una, solo così riesco a limitarmi.

Ma con i social funziona esattamente all’opposto. Il trucco è mettere sul piatto un numero infinito di brioche, così quelli come me possono passare la vita a ingozzarsi.
Il fatto di essere pienamente consapevole del mio difetto caratteriale non mi ha aiutato per nulla nel corso di questi anni, anzi. Semmai mi faceva sentire più cretino perché sapendo dove risiedesse il problema, comunque mi dimostravo incapace di risolverlo.

Questa esperienza molto frustrante, mi ha portato a pensare che potessi sfruttare l’abbuffata da social per poter a mia volta essere un creatore di brioche.
In questo modo avrei potuto continuare a ingozzarmi, creando a mia volta dei contenuti per ingozzare gli altri e, facendo questo, avrei potuto lo stesso ritrovare il piacere di scrivere.

Non ha funzionato.

Per due motivi: il primo è che i social vivono su argomenti che non mi interessano, polemiche che, nel migliore dei casi, mi annoiano e nel peggiore mi fanno incazzare.
Il secondo, più grave, è che il mondo dei social si muove velocissimo.
Quindi io, che sono un soggetto riflessivo e per di più pigro, giungo a conclusioni interessantissime sull’argomento della settimana o del mese scorso.
Il risultato è che diventa inutile scrivere su quell’argomento, perché ormai anche un Pillon qualunque potrebbe aver ammorbato il prossimo con la propria opinione.

Quindi l’idea di essere un “content creator” come piace autodefinirsi coloro che mettono le foto su instagram, non ha senso per me.

No, ho capito subito che non era la strada adatta a me. Anche perché non mi interessa avere uno di quegli sbocchi pseudo lavorativi che può garantire una giusta presenza sui social, né, men che meno, diventare famoso, che da grande fama derivano grandi accolli, per parafrasare Zerocalcare.

In fondo quello che interessa a me è il piacere di scrivere, quindi non ho l’impellente bisogno di essere letto.
Ora mi fermo un secondo e faccio un grosso respiro perché le cose si fanno veramente complicate.

Ho affermato prima che in gioventù scrivevo tanto; ma tanto. Eppure sono pochissimi gli altri esseri umani che hanno letto qualcosa scritto da me. Perché per me non è importante essere letto.
Anzi, sospetto che quello che scrivo sia piuttosto noioso e prolisso, oltre ad essere scarsamente leggibile, data la mia mania di inserire incisi, virgole, sottintesi e, più generalmente, la voglia irrefrenabile di scrivere periodi immensi come questo.

Cosa —biiiip— ho appena letto?

È quindi per gentilezza che non pubblico quasi nulla. Mi pare un gesto carino nei confronti di chi dovesse capitare dalle mie parti.

Tuttavia, nonostante non abbia la smania di esser letto, nonostante non abbia bisogno realmente di un argomento interessante per scrivere, nonostante io non abbia nessun obiettivo da raggiungere, negli ultimi anni non scrivevo più.

Ho provato a trovare degli stimoli esterni.

Uno è questo blog. Se mai leggerete queste parole, qualora dovessi decidere di pubblicarle, è perché ho creato questo contenitore.
Un contenitore vuoto non serve a nulla, giusto? Pensavo che avere il contenitore mi spronasse a creare il contenuto, quale che fosse.

Nemmeno per sogno, anzi!

Semmai il contrario! Sono incappato in una serie di deliri su come si scrive bene per il web, sulle regole per realizzare un buon blog, su come ripetere la frase chiave mille volte in un articolo di 500 parole, come fa Aranzulla (vi sarete accorti che in questo caso la frase chiave è “il piacere di scrivere” immagino).

Parliamoci chiaro, io adoro Daniele Imperi, quello delle 22 regole immutabili del blogging, leggo pennablu regolarmente, mi piace come scrive e tutto il resto, ma io ODIO scrivere per il web.
Io ODIO scrivere venti volte “il piacere di scrivere”, mi toglie tutto il piacere di scrivere, dannata miseria!

Quindi per me il contenitore è rimasto vuoto, perché ci volevo mettere le patate e quello era il Tupperware per le carote.

Dove sono le mie patate?!?

Allora ho provato con uno stimolo fisico.

Ho comprato una tastiera meccanica. È quella con cui sto scrivendo ora. Bella, bianca, rumorosissima. Fa casino come una di quelle macchine da scrivere che ancora giravano per casa quando ero bambino. Non quelle vetuste di metallo, ma quelle che già somigliavano a tastiere di computer.
La tastiera meccanica ha sicuramente avuto un effetto immediato sulla mia scrittura.
Mi ha fatto litigare con mia moglie.
In effetti questo attrezzo fa talmente tanto casino, che tempo 400 caratteri, la mia dolce metà che non ama i rumori ripetitivi, perde la pazienza e si domanda come mai abbia sposato un cretino che batte tasti a casaccio su qualcosa di così rumoroso.

la macchina per scrivere
Bella è bella.

Lo so, lo so, magari sto esagerando un pochino, ma nemmeno la tastiera meccanica mi ha portato a scrivere con continuità. Non come immaginavo.

Perché non scrivo più?

La verità è che non lo so. Probabilmente perché per scrivere ho davvero bisogno di stare per conto mio.
Il treno in questo era perfetto. Nessuna distrazione, potevo pensare soltanto al flusso di parole.
Invece a casa, da un paio di anni a questa parte, complice la pandemia e lo smart working, non sono mai solo.
Mia moglie ora è di là che lavora.
Chiariamo, non è mica colpa sua. Sono io che non riesco a scrivere se ho qualcuno in casa, se c’è qualcuno che da un momento all’altro potrebbe domandarmi qualcosa.
Una mia tara, un mio problema, qualcosa su cui lavorare.

Quindi ci lavoriamo su. Proverò a scrivere di più e più spesso; di cosa non so, accetto consigli, ma scriverò.
Sono sicuro che non servirà a nulla ma sono altrettanto sicuro che basterà per ritrovare il piacere di scrivere (Tiè, indicizzazione di Google, beccati sta dodicesima frase chiave).

il piacere di scrivere per il SEO

Perché poi, a voi lettori che forse nemmeno mai leggerete questi duemila caratteri di nulla, lo voglio confessare:
Se c’è una cosa che mi fa davvero arrabbiare, è investire minuti della mia vita per leggere qualcosa che non ha nessun senso, nessun fine e nessun costrutto, se non divertire chi l’ha scritto.
Esattamente quello che è appena successo.

Buon Lunedì a tutti.

😘

3 comments
  1. Grazie per la citazione. Scrivere per il web non significa, però, ripetere 20 volte una frase, come fa Aranzulla, che scrive per i motori di ricerca – come ho mostrato in un articolo tempo fa.
    Questo articolo non è 2000 caratteri, ma oltre 9000, supera le 1500 parole, e sarebbe stato più leggibile seguendo una piccola regola della scrittura per il web: creare sottotitoli 😉

    1. Hai proprio ragione. E in effetti tendo ad esagerare con l’uso dell’iperbole quando voglio precisare un punto. Prometto, per il futuro, di migliorare nell’uso dei sottotitoli; sebbene sia qualcosa che mi crea difficoltà fin dai tempi della tesi di laurea :D.
      Ti ringrazio infinitamente per esserti preso il tempo di rispondere con un commento!

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